Cassetto 1: dal taccuino di un artista-geologo
Quando la luce affiora
La luce non descrive ma scolpisce
Il dipinto propone una visione essenziale del paesaggio, letta come struttura geomorfologica più che come veduta naturalistica. Le masse scure evocano versanti e scarpate modellati dall’erosione, superfici inclinate che intercettano una luce radente capace di rivelarne piani, discontinuità e volumi.
La luce non cade dall’alto come semplice illuminazione, ma sembra emergere da una soglia, insinuandosi tra le forme come accade alle prime luci dell’alba, quando i rilievi intercettano per primi il chiarore. È una luce che non descrive i dettagli, ma costruisce lo spazio, rendendo visibile l’ossatura del paesaggio.
Le zone più morbide e sfumate alludono a coltri detritiche e depositi, aree di transizione dove la forma si attenua e la materia appare in trasformazione. Qui il paesaggio non è più massa compatta ma processo, passaggio lento tra stabilità e dissolvenza.
L’immagine diventa così una sintesi tra solidità e mutamento, come se il territorio fosse colto nel tempo lungo dei processi morfogenetici. La luce non svolge un ruolo decorativo, ma strutturale: non illumina soltanto, fa affiorare la memoria geologica della terra, trasformando il paesaggio in un luogo interiore dove la forma emerge dal silenzio.
Nel silenzio dello studio, la luce prende forma
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SCHEDA
Titolo: Quando la luce affiora
Autore: Oliviero Gessaroli
Anno: 2026
Dimensioni: 100 x 80 cm
Tecnica: mista (acrilico, pastelli ad olio solido, pastelli ad acquerello)
Supporto: tela su telaio in legno più cornice







