solitudine_bassa%2520per%2520finestra%2520web.jpeg
partenia.jpeg
img_3341.jpeg
logo rilievo 1.jpeg
img_0024.jpeg
immagine whatsapp 2023-10-19 ore 09.08.44_ee131d38.jpeg
img_7075.jpeg

OLIVIERO GESSAROLI

L'equilibrio 

che è armonia

Artista votato al paesaggio, 

ogni paesaggio è anche un ritratto.

Sfumature di luce e ombre: 

il viaggio artistico di Oliviero Gessaroli

 

Cosa succede quando un artista non si limita a dipingere un paesaggio, ma lo interroga, lo scompone e lo ricrea?

Nella sua più recente produzione, Oliviero Gessaroli sembra voler ridefinire il modo in cui osserviamo la natura. Il suo sguardo si muove attraverso colline, venti e orizzonti con la stessa precisione quasi ossessiva con cui Palomar, il personaggio di Italo Calvino, scruta la natura. Il protagonista del romanzo si siede sulla spiaggia e tenta di catturare l’essenza di un’onda, fissandone ogni movimento per comprenderla davvero. Allo stesso modo, il pittore urbinate non si accontenta di rappresentare la realtà, ma la analizza, la deforma e la restituisce carica di nuove tensioni e significati. La linea e i colori sono il risultato di uno studio profondo, di un dialogo continuo tra artista e paesaggio. 

Il suo sguardo non è solo contemplativo, ma analitico: cerca di scomporre il movimento dell’acqua in singoli momenti, di capire dove inizi e dove finisca un’onda, quale forma assuma e come si trasformi. Eppure, questo tentativo di osservazione “assoluta” si scontra con la complessità e il continuo mutamento del mare. Alla fine, Palomar si rende conto che più cerca di definire un’onda con precisione, più essa gli sfugge, poiché la realtà è in costante trasformazione. Questa scena diventa una metafora del rapporto tra l’uomo e il mondo: la ricerca di una conoscenza oggettiva è sempre influenzata dalla soggettività dello spettatore e dall’inesauribile mutevolezza della realtà. 

Anche lo sguardo di Gessaroli si muove sinuoso nella natura, come un orizzonte che si dispiega dolcemente verso le forme arrotondate e sensuali della campagna della sua provincia1. Il legame tra Palomar e l’opera dell’artista urbinate permette di comprendere più a fondo la natura dello sguardo del maestro sul paesaggio: uno sguardo, quasi un ponte che avvicina il pubblico alle colline, a quella parte del paesaggio che anticipa le zone più aspre e selvagge del Montefeltro, elemento ricorrente nella sua poetica.

 

 1. 

Sebbene il paesaggio sia il soggetto dominante, è definito da elementi precisi: la “casa rossa”, l’erba piegata dal vento, i resti di una torre e il mare sullo sfondo. Il contrasto cromatico tra il blu dell’acqua, e le sfumature terrose delle colline diventa un tratto distintivo della sua poetica visiva. Questa danza cromatica crea sonorità sottili che si interrompono non appena lo sguardo incontra un’altra collina, più ferma, più statica. Qui il grano è più basso, le piante più pesanti e compatte, e il paesaggio assume un carattere diverso. Ne nasce un contrasto tra movimento e immobilità, tra leggerezza e solidità, che crea un gioco di tensioni e armonie. 

Nel suo lavoro emerge uno sguardo profondamente umano: da un lato osserva la natura nei suoi continui cambiamenti, dall’altro ripropone elementi iconici e classici, quasi archetipici. Il paesaggio, pur avendo una dimensione concreta, evoca anche un immaginario cinematografico. Mi viene in mente il mondo di Krzysztof Kieślowski, che nella sua trilogia Tre colori: Film Blu, Film Bianco e Film Rosso segna la pellicola attraverso il colore, trasformandolo in un elemento narrativo e simbolico. 

Il titolo della mostra, Il tempo delle ombre e della luce, e l’opera che funge da immagine guida del percorso espositivo, suggeriscono un contrasto visivo tra opposti, esplorando il rapporto tra luce e oscurità, tra ciò che è visibile e ciò che è nascosto. Il dipinto, realizzato appositamente per la mostra, rappresenta il tema della dualità: la luce come rivelazione, l’ombra come simbolo di mistero, di trasformazione interiore o di memoria. La composizione potrebbe giocare su contrasti forti, simili alle incisioni rinascimentali o ai chiaroscuri di Caravaggio, oppure potrebbe presentare una soluzione più sfumata, in cui le ombre si dissolvono nella luce, creando un senso di sospensione nel tempo. In ogni caso, l’opera sembra voler rappresentare il passaggio del tempo e il continuo cambiamento della percezione e dell’esperienza umana, come se l’artista cercasse di catturare l’attimo in cui la luce tocca la materia stessa. 

Il focus del discorso, comunque, rimane lo spostamento: il punto di vista cambia, insegue una sintonia cromatica ben precisa. Se dovessi trovare un parallelo tra pittura e letteratura, mi verrebbero in mente testi poetici che sviluppano il suono attraverso l’immagine. Il ritmo musicale sta al colore come il colore sta al movimento: quando il vento attraversa la vegetazione e la trasforma, si genera un sistema espressivo ben definito. 

I quadri Lontano nel silenzio, Echi del Montefeltro e Senza tempo (2024); L’attesa e Non è un addio (2023); Al di là della costa e Notturno (2020), esposti in due personali a Urbino e Ancona, rivelano un uso raffinato del pastello a olio, una tecnica morbida che enfatizza toni vicini all’impressionismo. La scelta dei materiali e delle immagini-guida non è solo una questione tecnica legata all’uso del colore, ma richiama anche una tradizione pittorica più ampia: si pensi all’impressionismo francese di Monet e Renoir o alla ricerca di dinamicità luministica in Turner. 

Nel lavoro del maestro urbinate si manifesta una volontà profonda di interpretare la natura attraverso una dimensione lirica e sensoriale, quasi a voler cogliere l’attimo fuggente della luce e del movimento. Questa tensione tra materia e luminosità conferisce all’opera di Gessaroli una duplice identità: da un lato, il sogno pittorico che si proietta verso il mondo esterno; dall’altro, il segno che lo radica nella tradizione urbinate. 

Le sue visioni sembrano custodire l’intensità cromatica delle colline dorate e delle sabbie intrise di luce, elementi che riemergono nei paesaggi del suo ambiente naturale, lungo la costa di Pesaro o del San Bartolo. In questo itinerario interiore riaffiora talvolta un frammento del passato: il ricordo della sua permanenza in Libia, esperienza che ha lasciato un’impronta profonda nella sua ricerca artistica. Questo vissuto si traduce in una percezione intensa di un paesaggio altro, arido e silenzioso, che riaffiora per frammenti, attraverso libere associazioni, in un dialogo costante tra memoria e presente. Non è un caso che Solitudine (2020) si configuri come emblema di una desolazione insieme umana ed esistenziale: in essa, la sabbia non solo soffoca l’orizzonte, ma giunge a cancellare persino la possibilità di immaginare un altrove. 

 

2. 

Paesaggi silenziosi è il titolo non ufficiale di questa mostra: un viaggio poetico attraverso l’arte, che potrebbe accompagnare la visita all’allestimento. Il maestro concepisce il foglio grafico come un campo dinamico, in cui alture e movimenti si stagliano, e percezioni intense si radicano nell’immaginario visivo. Questi paesaggi, spesso modellati e plasmati dall’uomo, evocano il territorio marchigiano, in particolare le sue terre a vocazione agricola. 

Un aspetto particolarmente interessante di questo lavoro è l’uso di materiali innovativi: aste di argilla, stecche di legno, chicchi di diverse nature, elementi metallici e siliconi liquidi. Il risultato è una resa materica unica, che trasforma il paesaggio in un’esperienza tattile e tridimensionale. 

La ricerca di Gessaroli si articola attorno a tre punti cardine: curiosità, sperimentazione e approfondimento, con quest’ultimo aspetto a rivestire una particolare centralità nel suo percorso. È appunto il desiderio di ampliare continuamente il proprio orizzonte conoscitivo che lo spinge a esplorare nuove tecniche e approcci espressivi, facendo della tecnica stessa un elemento fondamentale del suo lavoro. La sua formazione, che si muove nell’intersezione tra arte e scienza, gli consente di padroneggiare le leggi fisiche e matematiche, così come di comprenderne gli effetti sui materiali che utilizza. Da questa conoscenza nasce una nuova dimensione espressiva, in cui ogni segno e ogni gesto appaiono intrisi di una consapevolezza tecnica che arricchisce la forma e la rende unica. L’uso della tavoletta grafica e della penna digitale permette all’artista di tracciare segni con una precisione straordinaria, unendo la tecnologia a una ricerca visiva che esprime una verosimiglianza sorprendente. Nella stessa direzione, l’impiego della matita litografica conferisce alle sue opere una trama granulare, capace di costruire una struttura solida che arricchisce la forma di profondità, conferendo così una dimensione tridimensionale a ciò che è visivamente rappresentato. Il digitale, in questo contesto, si trasforma da mero strumento a mezzo espressivo sofisticato, in grado di fondere tre livelli distinti di tonalità di nero e di paesaggio differenti, ognuno con la propria identità visiva. 

Il disegno su carta e la stampa, però, non sono semplicemente una riproduzione della realtà. Piuttosto, diventano il mezzo con cui il tratto stesso si trasforma in pensiero, un pensiero che rispecchia e manifesta l’essenza dell’artista. In quest’ottica, l’opera non si limita a essere una rappresentazione, ma diventa una vera e propria espressione della sua visione interiore, un linguaggio che trascende la mera imitazione per farsi strumento di comunicazione emotiva e sensoriale. 

Così, in un contesto culturale segnato dall’evoluzione delle tecnologie digitali e dall’ascesa dell’intelligenza artificiale, la riflessione sull’arte si arricchisce di nuove domande. Quali saranno i principi che guideranno la produzione artistica? Come si modificheranno i linguaggi espressivi e le modalità di rappresentazione della realtà? 

La tecnologia, con la sua capacità di simulare processi creativi e risolvere problemi complessi, solleva interrogativi sul futuro dell’artista in una società sempre più tecnologicamente avanzata. L’opera di Gessaroli, tuttavia, dimostra che, pur in un contesto dominato dalle scienze applicate, la ricerca artistica può rimanere ancorata a una tradizione solida, capace di rinnovarsi costantemente. 

Il suo lavoro incarna un perfetto esempio di come l’arte possa evolversi rimanendo fedele alla propria essenza. Il maestro è stato formato nella storica Scuola del Libro di Urbino, una delle culle dell’incisione e della grafica, dove ha avuto modo di confrontarsi con maestri che hanno affinato la sua sensibilità e precisione tecnica. Tuttavia, la sua carriera ha seguito un percorso variegato, che non si è limitato alla pittura, ma ha abbracciato esperienze in ambiti scientifici, come gli studi di geologia, e in altri settori, come la documentazione archeologica e la fondazione di una casa editrice per la stampa d’arte. Queste esperienze hanno contribuito ad arricchire il suo bagaglio culturale, offrendogli nuovi strumenti per affrontare la rappresentazione del paesaggio. 

Occorre infine ricordare che le sue opere recenti, pur mantenendo un forte legame con la tradizione grafica e pittorica, esplorano nuovi orizzonti grazie all’impiego di tecniche e materiali innovativi. Il segno, sempre controllato e ricercato, si trasforma, sfiorando la tridimensionalità, mentre il colore diventa denso e quasi tattile, e l’uso consapevole dell’innovazione non è mai fine a se stesso, ma diventa parte integrante di un processo artistico che si distingue per la sua raffinatezza e profondità. In tal senso, l’opera di Gessaroli è la prova che l’arte può rimanere autentica anche quando integra le innovazioni più moderne. La sua ricerca dimostra che la creatività umana, capace di produrre visioni originali e di trasmettere emozioni autentiche, resta un elemento insostituibile, al di là delle conquiste tecnologiche, e che l’espressione artistica trova nel dialogo con l’innovazione nuove forme di potenza e significato. 

 

Ancona, marzo 2025 

                                                                                                                                                                                                         Andrea Carnevali 

 

1 Diversi lavori dell’artista sono stati realizzati su cartoncino o su carta acquerello Arches.